Linguaggio Giuridico

Diretto da Michele Ainis

La lingua più difficile del mondo in un ambito in cui servirebbe chiarezza e trasparenza. Questa la storia, in sintesi, del linguaggio giuridico applicato. Un grande costituzionalista, Michele Ainis, firma prima del Corriere della Sera e oggi di Repubblica, insegna come sia possibile oggi scrivere un’ipotesi di legge, attingendo alla storia della lingua del diritto ma in una direzione di maggiore comunicabilità, e lo fa riscrivendo, con i suoi allievi, una legge da sempre molto discussa. Accanto a lui, seguirà il lavoro dei corsisti, Marina Pietrangelo, esperta di drafting normativo.

 

Michele Ainis

IPOTESI DI RIFORMA DELLA LEGGE MERLIN

In Italia la lingua del diritto è un’«antilingua», come la definì Italo Calvino: un concentrato d’espressioni arcaiche, di burocratismi, di periodi involuti, di rimandi da una legge all’altra che in conclusione rendono del tutto misteriosa la volontà del legislatore. Eppure la chiarezza costituisce il primo requisito della legislazione, perché in sua assenza quest’ultima smarrisce la propria funzione di regolare le condotte individuali, disegnando un confine tra il lecito e l’illecito. Come insegnò, a suo tempo, il pensiero illuminista, condensato nella Scienza della legislazione di Gaetano Filangieri (1780-1785), insieme alle opere di Vico, Muratori, Beccaria.

Da qui, più di recente, l’interesse verso il drafting legislativo, ossia verso le tecniche che consentono di scrivere una legge chiara, applicabile in conformità agli scopi che essa intende soddisfare, coerente col sistema normativo nel quale è destinata ad inserirsi.

Per metterle a profitto, occorre anzitutto entrare in confidenza con le peculiari caratteristiche dei testi legislativi, che appartengono alla categoria dei testi fortemente vincolanti per i loro destinatari, al pari dei testi tecnici e scientifici, e a differenza per esempio di quelli letterari; difatti in una legge non si trovano mai metafore, metonimie, esemplificazioni, frasi interrogative o esclamative, e insomma tutti gli artifici del linguaggio che servono a rafforzarne l’efficacia, rendendolo al contempo meglio comprensibile.

Ma in secondo luogo è necessario sperimentare di persona le difficoltà e i problemi che accompagnano la costruzione d’un test normativo, emulando il lavoro delle assemblee parlamentari su uno specifico progetto di legge. Questo doppio esercizio – teorico e pratico – costituirà l’oggetto del corso sul linguaggio giuridico impartito dalla Scuola di linguaggi Fenysia.

Più in particolare, l’esercitazione proposta ai corsisti consisterà in un’ipotesi di riforma della legge Merlin del 1958, che disciplina la prostituzione.

 

 

Marina Pietrangelo

Programma didattico e Laboratorio

Il corso è una palestra in cui l’insegnante affianca lo studente in esercizi di lettura e di composizione dei testi giuridici.

La costruzione dei testi giuridici è stretta entro confini precisi posti dall’ordinamento giuridico, che di quei testi (gli atti giuridici) si alimenta; ma è anche puntellata da molte regole linguistiche, in gran parte comuni alla scrittura di testi destinati (anche) ad essere comunicati all’esterno. Nel caso dell’atto giuridico, l’atto deve essere comunicato al cittadino. Le “leggi” infatti nascono per regolare la condotta di vita della cittadinanza; e quindi ad essa deve essere garantito il diritto di “conoscere le leggi” (principio di certezza del diritto): accesso a fonti chiare e comprensibili, prive di ambiguità.

Gli esercizi di lettura dei diversi tipi testuali (la legge o il decreto-legge o il regolamento comunale o l’ordinanza del sindaco o il contratto e più ancora) introducono direttamente lo studente alla complessità delle regole giuridiche che ne governano la composizione (norme sul procedimento di formazione dell’atto) e alla ricchezza della lingua del diritto (dal lessico specialistico ai caratteri della struttura testuale ecc.).

Le prove di scrittura consistono nella redazione o nella revisione di atti diversi per natura giuridica. Nel rispetto delle fonti costituzionali e di legge che ne tracciano i confini, comprese le regole linguistiche per la buona scrittura dei testi normativi (cosiddette tecniche normative), lo studente sarà guidato nell’intero processo logico-argomentativo che porta alla formazione dell’atto: individuazione della materia da regolare; verifica della compatibilità della proposta di regolazione con le regole vigenti; scelta del tipo di atto; costruzione linguistica ecc.

 

 

I Docenti del Corso

Michele Ainis

Michele Ainis è ordinario di Diritto Pubblico all’Università Roma III.

Costituzionalista, editorialista prima del Corriere della Sera e adesso di Repubblica, saggista, dal 2016 è membro dell’Antitrust.

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Marina Pietrangelo

Marina Pietrangelo è ricercatrice del Consiglio nazionale delle ricerche, si è occupata prevalentemente di diritto costituzionale e informatica; tecniche normative e linguaggio giuridico.

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