Recensione L.O.V.E. – G.L. D’Arcangelo

Recensione a cura di Paola Cellamare (corso Editoria e Comunicazione Digitale 21\22)

 

 

 

La rivalità è più potente della moralità, perché la rivalità è violenta. La gloria è più potente del merito, perché la gloria è immorale. Il gioco è più potente del lavoro, perché il gioco è vertiginoso. La morte, infine, è più potente della vita, perché morire, nel tempo del desiderio perenne, è una liberazione.”

Questo è l’incipit dell’epopea di 845 pagine che Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha voluto dedicare a Giordano Giordano, un inetto contemporaneo, rampollo secondogenito di una famiglia che col tempo ha costruito un impero ricco e potente. Il titolo del libro è L.O.V.E., acronimo di Libertà Odio Vendetta Eternità, pubblicato da Il Saggiatore nel 2020 e finalista del Premio Biella Letteratura e Industria 2021.

Dagli echi religiosi, il romanzo si propone come un’opera che indaga il capitalismo più spietato. Le bieche vicende sono scandite dai Comandamenti tratti dal Vangelo secondo Italo Giordano, padre e padrone della tentacolare azienda Sunrise. Già Walter Benjamin sottolineava che nel capitalismo va individuato un culto, proprio perché serve a risolvere le stesse angosce, gli stessi dolori e i medesimi timori, a cui in passato davano risposta, appunto, le religioni. Se inizialmente Giordano Giordano risulta essere immune e per nulla coinvolto dagli affari di famiglia, alla morte del padre e del fratello dovrà fare i conti con una realtà da cui è impossibile non essere contaminati. Così, gli occhi di Giordano incontrano la disperazione e l’orrore della guerra in Medio Oriente, le scene di sfruttamento e di corruzione tra gli Stati Uniti e la Cina e la visione del vortice di plastica nell’Oceano Pacifico. Un fermo immagine attuale della realtà che nell’indifferenza continua ad andare avanti. 

Dall’innocenza iniziale, i pesanti passi di Giordano proseguono sotto la guida di un denaro sempre più astratto, un dio terribile, una Circe che trasforma gli esseri umani in animali. Recita il quinto Comandamento del Vangelo paterno: “Non è il singolo guadagno a doverci interessare, ma l’azione incessante del guadagnare”. E la copertina del libro mette subito in guardia rispetto alla fame bestiale e all’avidità di questa impresa aggressiva e provinciale. Perché è in provincia che nasce la famiglia Giordano. Tutto accade e si sedimenta nel barocco, candido, immaginario ed evocativo paese di Villalibera, a pochi passi dalla più grande acciaieria d’Europa. 

Quello a cui assistiamo è il racconto sconvolgente del consumo dell’effimero e della brama di possesso. Un’ossessione collettiva descritta con una narrazione che, riferendosi al singolo individuo, guarda all’intera realtà sociale. 

Le azioni esasperate di Giordano per raggiungere le proprie ambizioni dimostrano che a ogni concretizzazione segue un inevitabile collasso e che il possesso rimane solo un’illusione. 

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